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La Riserva naturale speciale "Val Sarmassa" è stata istituita dalla Regione Piemonte con Legge regionale n. 23 del 3 giugno 1993. Situata in provincia di Asti, nell'Alto Monferrato orientale, comprende un'area collinare di oltre 200 ettari che si estende tra i Comuni di Vinchio, Incisa Scapaccino e Vaglio Serra.
Tra le finalità della Riserva, oltre alla tutela e al miglioramento delle caratteristiche naturali e paesaggistiche dell'area, vi sono la valorizzazione del patrimonio ambientale, archeologico, paleontologico e delle attività agricole, il recupero forestale e la fruizione del territorio a fini ricreativi, scientifici e culturali.
La Val Sarmassa offre scorci paesaggistici di grande suggestione: dalle colline si spazia con lo sguardo nella piana nicese e più oltre, verso l'Alessandrino e la Liguria. Nell'area della Riserva è custodito un notevole patrimonio naturalistico ricco di specie floro-faunistiche e sono presenti moltissimi fossili. |
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Tra i punti più suggestivi vi sono il Lago Blu, una macchia d'acqua incontaminata allo sbocco della Val Sarmassa; la "Rù" (la grande quercia), alla cui ombra sono sfilati secoli di storia; il Casotto di Ulisse a Monte del Mare, un antico ricovero per attrezzi usato dai contadini, che durante la Resistenza divenne la prima base per i Partigiani di Vinchio; il Bricco dei Tre Vescovi (uno scorcio è visibile nella foto a sinistra), dove si trova la pietra che fino al secolo scorso segnava il punto di intersezione tra le giurisdizioni delle Diocesi di Asti, Alessandria e Acqui.
All'interno della Riserva vi sono diverse aree attrezzate con tavoli, panche, poste per i cavalli e bacheche illustrative.
Inoltre sono percorribili diversi itinerari consigliati che possono essere affrontati a piedi, in bicicletta oppure a cavallo. Particolarmente interessante il percorso ginnico guidato: seguendo i pannelli indicatori e utilizzando gli attrezzi posti lungo il sentiero si ha la possibilità di praticare attività sportiva all'aperto ed a contatto con la natura.
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Per informazioni e prenotazione visite guidate: Ente Parchi e Riserve naturali Astigiani:
Tel. 0141/592091 - Fax 0141/593777
TRA STORIA E NATURA
Il nome Val Sarmassa deriva probabilmente da un antico stanziamento di Sarmati, un popolo insediato originariamente nei territori lungo le coste settentrionali del Mar d'Azov. Vinti da Costantino, nel IV secolo d.C. i Sarmati vennero condotti a popolare le colonie dell'Impero Romano.
La valle era già abitata dall'uomo preistorico, come testimoniano le asce litiche ritrovate a Serracorta-Monte del Mare. Un nome che potrebbe derivare dalla tribù celto-ligure dei Marici.
La valle è stata teatro di importanti avvenimenti storici. La collina più celebre da questo punto di vista è quella che porta il nome di Bricco dei Saraceni. La tradizione vuole che nella sottostante Valle della Morte si sia combattuta la battaglia che portò alla disfatta dei Saraceni ad opera di Aleramo. Nel 935 infatti, Aleramo, Conte di Acqui e fondatore della stirpe dei Marchesi del Monferrato, al comando di un esercito formato da milizie dei nobili dell'Acquese e di parte del Monferrato, scacciò gli invasori berberi.
UNA TERRA VENUTA DAL MARE
L'area della Riserva della Val Sarmassa è interamente compresa, dal punto di vista geologico, in quello che gli esperti hanno ribattezzato "Bacino Terziario Ligure-Piemontese". Vi affiorano terreni che appartengono alle formazioni delle argille di Lugagnano (Pliocene Inferiore) e delle sabbie di Asti (Pliocene Medio).
Le Argille di Lugagnano corrispondevano ad una fase di depositi marini profondi: sul terreno sono facilmente identificabili per il caratteristico color grigio o grigio-cenere, talvolta con sfumature azzurre. Localmente sono presenti, intercalati alle argille, sottili livelli sabbiosi di colore giallastro. Il loro contenuto paleontologico è caratterizzato dalla presenza di molluschi e, in misura inferiore, di resti vegetali, di coralli, di granchi.
Le sabbie di Asti rappresentano una fase di deposito instauratasi quando il lento sollevamento del fondale marino, verso la fine del Pliocene, portò alla formazione di un ambiente di tipo costiero.
Tale ambiente è stato sottoposto all'azione di erosione e deposito del moto ondoso e delle maree che hanno prodotto una sequenza sedimentaria costituita da sabbie giallastre, talvolta grigie o rossastre, non stratificate. Le sabbie di Asti sono generalmente molto fossilifere con prevalenza di molluschi e più raramente di vertebrati marini (balenottere).
FLORA E FAUNA
La macchia dei boschi ha parzialmente ricoperto nel tempo lo spazio occupato dai vigneti. Sulle dorsali delle colline le zone boschive si alternano ai vigneti che si arrampicano verso il cielo su versanti molto scoscesi. Le viti sono coltivate su sesti d'impianto ridottissimi ed hanno una bassa produzione, ma di altissima qualità. A tratti si possono incontrare lembi di castagneti. Lungo la linea del confine tra Vaglio e Incisa si trova un giovane querceto omogeneo. Altri esemplari di roveri si incontrano tra i robinieti, alternati a frassini, carpini, noccioli. L'esemplare di quercia "storico " del territorio è la "Ru'" (nella foto a destra), protagonista di alcuni racconti di Davide Lajolo, tra cui il tragico amore di Clelia e Ariosto.
Il sottobosco è affollato di arbusti: biancospino, rosa canina, caprifoglio, prugnoli selvatici che fioriscono in primavera e la fusaggine che in autunno si colora dei caratteristici frutti rossicci.
I fiori più diffusi sono il dente di cane, la pulmonaria, le primule, gli anemoni, i mughetti, le viole, i fiordalisi, il fior di cuculo, il sigillo di salmone, l'epatica, la cefalantera e la protetta orchidea purpurea.
La riconversione dei vigneti in territorio boschivo ha modificato e ampliato l'ecosistema faunistico. Nel bosco vivono piccoli e grossi mustelidi, come donnole e tassi. Altrettanto numerosi i mammiferi: scoiattoli, moscardini, arvicole, lepri, volpi, ricci. Non è raro incontrare il cinghiale. Le acque stagnanti del Lago Blu sono l'ambiente ideale degli anfibi il cui ciclo biologico è costituito da un'alternanza di vita acquatica e terrestre.
Percorrendo i sentieri è facile notare repentini movimenti tra le foglie: potrebbe essere un ramarro, un piccolo rettile verde con la coda più lunga del corpo; oppure una lucertola campestre, un saettone, una biscia dal collare, che fuggono al minimo rumore.
L'intensa copertura boschiva costituisce l'habitat ideale anche per un cospicuo numero di specie dell'avifauna. Non è difficile vedere il picchio verde o il picchio rosso minore, l'upupa, la cinciallegra, la ghiandaia, la gazza. Un discorso a parte merita il gruccione, variopinto uccello che anzichè costruire i nidi sugli alberi scava tane nel terreno. Il parco ospita anche rapaci: la poiana, il gheppio, l'allocco.
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